La rimozione biologica dell’H2S dagli effluenti gassosi

Parallelamente alla necessità di salvaguardare e migliorare la qualità dell’aria, in molti distretti conciari è presente un crescente interesse verso tecnologie di trattamento innovative caratterizzate da basse carbon footprint ed elevata sostenibilità sia economica che ambientale.

 

I BiotricklingFilters (BTF), bioreattori nei quali i flussi gassosi vengo fatti passare attraverso un letto filtrante dove sono immobilizzati sotto forma di biofilm batteri solfuro-ossidanti, costituiscono, da questo punto di vista, una valida alternativa agli scrubber chimici.

 

Nonostante i processi biologici siano conosciuti ed applicati da oltre 40 anni, è evidente la necessità di dimostrare come tecnologie innovative possano rendere la loro applicazione vantaggiosa soprattutto in quei distretti conciari (presenti in Italia, Spagna, Portogallo, Turchia) in cui gli scrubber chimici costituiscono di gran lunga la tecnologia più utilizzata per la rimozione dell’H2S.

 

L’introduzione di un trattamento biologico con bassi costi di gestione permette la possibilità di utilizzare gli scrubber chimici esistenti per un trattamento di affinamento degli effluenti, con il risultato di un’ulteriore riduzione della concentrazione dell’H2S negli scarichi finali (prossima al limite intrinseco della tecnologia adottata) e di una forte riduzione del consumo di reagenti chimici.

 

Per ragioni storiche, principalmente legate a problemi relativi alla sicurezza e alla presenza di cattivi odori, l’approccio al trattamento delle acque reflue nei grandi distretti conciari come quello di Santa Croce sull’Arno è tale da prevedere la rimozione del solfuro mediante ossidazione a solfato attraverso il dosaggio di ossigeno nel primo step della filiera di trattamento dei reflui. Tale approccio, oltre ad essere estremamente dispendioso dal punto di vista del consumo energetico, causa il consumo di sostanza organica rapidamente biodegradabile nelle prime fasi di trattamento limitandone la disponibilità nelle fasi di trattamento successive, ad esempio per la denitrificazione o per eventuali trattamenti anaerobici volti alla produzione di metano. I processi anaerobici, tuttavia, data l’elevata concentrazione di solfati all’interno dei reflui conciari (circa 2 g/L) portano inevitabilmente all’instaurazione di processi di solfatoriduzione e all’incremento di almeno un ordine di grandezza della quantità di solfuro che dovrà essere rimossa. La carenza, dunque, di un processo di trattamento dell’idrogeno solforato in grado di risultare conveniente sia dal punto di vista economico che ambientale fa sì che non sia mai stata posta la dovuta attenzione sullo sviluppo  e sull’implementazione di processi anaerobici di trattamento delle acque conciarie in Italia.

 

La diffusione di processi biologici di rimozione dell’H2S, e la conseguente riduzione dei costi operativi (da 13 a circa 4 €/Kg di H2S rimosso) ridurrà l’importanza dei processi volti a limitare la produzione di solfuro e permetterà l’applicazione di tradizionali(digestione anaerobica) e nuove (denitrificazione via ossidazione dei solfuri)  tecnologie, rappresentando un'opportunità importante per aumentare la sostenibilità ambientale dell'industria conciaria.